26/11/2010

Un amore incrol labile il nostro

Ti aspetto fuori. Fuori dal senso del bene comune, fuori dall'aria equivoca dei loro respiri ma pronto ad assecondare gli strappi alle regole come le lacerazioni sui jeans che porti sensuatamente. Abbracciati ascolteremo le sirene della polizia municipale e faremo maremoti dentro la vasca da bagno bianca. Il tempo per vederci sarà dettato da un lavoro senza voce ma amato per rivalsa. Le parentele vissute come ragnatele per catturarci e i poster dei concerti come biglietti aerei verso la libertà. Quando la lontananza ci respingerà ci scriveremo sul computer, tu a dirmi di aver contato le trenta cicatrici sul cielo di verona e io seduto sul mio sedile a bassa densità di preoccupazione a delirare sulla tua immagine perennemente rovesciata. Ci daremo appuntamenti fuori dalle banche già rapinate e alzeremo in alto i calici in nome di una sete clamorosa. Guideremo tutti i modelli di tram-busto e affronteremo ogni dosso che ci faccia piangere addosso. Troverò un posto di lavoro al comando di un monta-carico di speranze su un amore carnale nato vegetariano. I tuoi discorsi pneumatici come i martelli e le occhiate criptiche che mi lanci dall'altro lato della strada  salutandomi sdraiata sul mio letto. Il fine settimana si avvicina in compagnia dei tuoi molteplici no e le negazioni che mi regali in vista del natale prossimo. Peccato. Il fine settimana è già finito. 

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